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Wayfinding e demenza: pubblicato il libro

È uscito il libro "Wayfinding e demenza. L'ambiente urbano dal punto di vista delle persone con demenza. Uno studio pilota" di Livio dal Bosco, Direttore della A.P.S.P. Residenza Valle dei Laghi di Cavedine e della A.P.S.P. Opera Romani di Nomi, Giulia Decarli, Neuropsicologa Clinica presso alcune A.P.S.P. del Trentino e Giovanni Leoni, Coordinatore della A.P.S.P. Residenza Valle dei Laghi di Cavedine.
Immagine: Wayfinding e demenza: pubblicato il libro

Data di inizio validità

26/07/2023

Descrizione

"In questo lavoro la intuizione di riferirsi alla interpretazione dello spazio reale ed ai suoi marcatori per determinare l'orientamento del soggetto con demenza per come esso è vissuto dallo stesso, l'utilizzo cioè di una informazione diretta ottenuta dal paziente, rappresenta senz'altro una novità nelle ricerche sull 'orientamento spaziale e può fornire la base per un modo più "amichevole" di ricavare dati utili alla interpretazione della percezione e dell'orientamento (in questo caso), ma estensibile ad altri aspetti all'interno della vita reale dei pazienti e di chi di loro si occupa.
Ritengo che questo tipo di approccio, per la scelta dell'obiettivo e delle modalità studiate, e per il coinvolgimento in prima persona dei pazienti, possa davvero rappresentare un esempio ed una metodica applicabile in ulteriori studi su altri aspetti della cognizione e del comportamento nell'ambito delle demenze, promosso qui nello spirito e con l'impegno degli autori del libro e della "Dementia Friendly Community", che auspico continuerà con lo stesso impegno mostrato in questo lavoro sulla via della ricerca".
Prof. Pierluigi De Bastiani

"Chi ha ideato lo studio pilota che vi apprestate a conoscere, Dal Bosco, Decarli e Leoni, e i promotori del movimento "Comunità Amiche della Persona con Demenza" ha invece fatto questo passo, restituendo voce alle persone coinvolte, ascoltando il loro
punto di vista, tentando di guardare il mondo attraverso i loro occhi. In questo modo, non soltanto hanno giocato con loro un ruolo all'interno di una relazione sociale in cui tutti gli attori venissero "accettati come legittimi nella convivenza", ma si sono dati la
possibilità di ottenere risultati veramente significativi, non solo in termini statistici ma soprattutto in termini di senso e quindi di utilità.
Il mio auspicio è che questo lavoro pionieristico diventi un esempio e che esso venga seguito da molti".
Prof.ssa Francesca Del Rizzo

In questa prospettiva, risulta particolarmente interessante, per chi si occupa di città, la comprensione dei sei costrutti individuati nel corso dello studio-pilota e capaci di descrivere (e valutare) la qualità dell'ambiente urbano, interpretato attraverso "gli occhiali" delle persone fragili: veri e propri indicatori, utili ad articolare una traccia, così come fanno gli Autori nelle pagine finali del libro, tesa ad immaginare una "città ideale", dal punto di vista della gestione delle fragilità: uno spazio in cui la dicotomia dei costrutti lascia spazio ad una città "conosciuta", "chiara", "diversa", "sgombra",
"accogliente" e "sicura". Parole che devono diventare una vera e propria Check-List, che i progettisti dovrebbero tenere sul proprio tavolo da disegno, alla stregua di matita e compasso. Perché oggi più che mai lo spazio pubblico deve essere capace di accogliere le differenze e farle diventare elemento di ricchezza prima ancora che d'inclusività: per rendere la città contemporanea, infine, una città veramente "per tutti".
Prof. Alessandro Franceschini